"C 6? L’altra sera dopo la nostra conversazione ero piuttosto :’-( perché avevo la sensazione che non ti interessasse uscire con me. Ma il tuo sms mi ha reso di nuovo :-) se oggi la risposta è ok mi farai davvero :-D".
Alfabeto criptato? Macché: è il nuovo linguaggio della e-mail generation, fatto di smile e di cyberneologismi. La rivoluzione della comunicazione, forse la più radicale dai tempi dell'invenzione della stampa, porta ormai il simbolo della chiocciolina e sta trasformando alla radice il modo di rapportarsi tra persone, di conoscersi, frequentarsi e amarsi, di lavorare e studiare. Che sia una trasformazione che sta coinvolgendo tutto il pianeta è un dato ormai evidente: negli States, patria delle new technologies, si spediscono ormaioltre 2,2 miliardi di e-mail al giorno. In Italia, avverte l'ultima indagine Censis, dove l'interesse per Internet sta iniziando a decollare, fra i giovani 18/24enni sono ben il 71,7 percento quelli che usano il web e l'e-mail, contro un magro 16,9 dei loro genitori, gli over 50. Anche Campus Web ha realizzato un sondaggio sugli universitari di dieci città italiane e i dati parlano chiaro: il 78 per cento utilizza ormai stabilmente la posta elettronica e il 57 per cento lo fa da meno di un anno, a riprova di quanto il fenomeno cresca con rapidità vertiginosa. Se dunque fino allo scorso anno il fenomeno veniva a galla soprattutto per merito di film come C'è post@ per te e dell'italiano Viol@, oggi la chiocciola è diventata di uso quotidiano. "Nata dopo la metà degli anni 90 come passatempo per uscire dall'ordinario, la comunicazione elettronica sta ritornando nell'ovile della quotidianità ", conferma Elena Pistolesi, linguista dell'Accademia della Crusca, autrice di una ricerca dal titolo sintomatico, Il visibile parlare di Internet Ready Chat. Quotidianità , dice la Pistolesi: il nuovo dialogo a distanza, virtuale, un po' astratto, a volte anonimo, ma certo intrigante, non è più roba per chi ha il pallino dell'hi-tech, ma accomuna la matricola e la diva dello spettacolo, il premio Nobel e il giovane manager rampante che cliccando su "invio" compra e vende azioni grazie al trade on-line. Così nel mare magno della società e della cultura contemporanea ci si imbatte in un'Asia Argento entusiasta, "perché con la posta elettronica comunico ogni giorno con un caro amico negli States", in una Gianna Nannini utilitarista ("Ho conosciuto un sacco di musicisti cybernetici in Canada e adesso, grazie all'e-mail, non ci perdiamo più di vista"), ma anche in un abitudinario Arno Penzias, Nobel per la fisica nel 1978, che ammette di usare costantemente l'e-mail "sia per lavoro sia per la vita privata"; decisamente coinvolti nel meccanismo del check-mail anche due giornalisti come Barbara Palombelli di Repubblica e Beppe Severgnini del Corriere della Sera, che intrattengono da tempo una nutrita conversazione con i lettori proprio via e-mail. Le più diverse comunità virtuali, chat e newsgroup stanno diventando il luogo d'incontro più up della new generation: comunità digitali aperte a tutti, dove basta un computer e un accesso al web per diventare protagonista di rapporti con chiunque si trovi in linea, maneggiando e inventando emoticons, i famosi smile, simboli nati spontaneamente per comunicare le emozioni che un file elettronico non è in grado di rendere. Ed è proprio sul piano emozionale, cioè sul settore delle "tre A" (amicizia-affetto-amore), che l'ingresso prepotente dell'e-mail nella vita quotidiana ha mille storie, insolite, nuove, accattivanti da registrare. "Ho conosciuto Rossella in chat", racconta Giorgio di Milano, "abbiamo scoperto di avere affinità , abbiamo deciso di conoscerci e.... ci siamo messi insieme". "Uscivamo entrambi da un periodo travagliato e ciò ha aumentato la nostra confidenza", dice Raven di Bari. "A un certo punto non abbiamo più resistito e ci siamo incontrati: è stato un imbarazzo terribile. Ma dopo lo shock di dover collegare l'idea di un volto a un foglio elettronico abbiamo scoperto che il feeling c'era davvero. Fino a un certo punto per˜... Perché dopo qualche mese di grande passione abbiamo concluso che era solo una bella storia di letto e ognuno è tornato per la sua strada". "Una sera, finito il mio lavoro al laboratorio informatico ho cliccato l'indirizzo di una gaychat con la voglia di conoscere qualcuno", racconta a Campus Web Marco di Venezia. "ho incontrato Matteo. Di settimana in settimana il nostro dialogo è andato in crescendo sino all'immancabile appuntamento: sul binario della stazione di Santa Lucia, la sorpresa di incontrarsi fra tanta gente ignara...". Non sempre, però, funziona come tra i due gay veneziani. Qualcuno, anzi, rinuncia alla relazione virtuale appena avverte una parvenza di... reale. "Ero in crisi col mio ragazzo e ho cominciato a chattare", ricorda Anna, 22enne studentessa di architettura a Napoli. "Ho incontrato un coetaneo di Mondello. Era stupendo. Restavamo a scriverci per ore senza mai annoiarci, ma abbiamo deciso di non incontrarci per non complicarci la vita. Per˜, adesso, i ragazzi che incontro fuori non mi sembrano altrettanto interessanti". "Noi due ci davamo appuntamento sulla chat ogni giorno", è il ricordo che Davide, 25enne di Firenze, ha di una liaison electronique, "ma appena ho scoperto che abitava vicino a me ho lasciato perdere, temevo che il rapporto sarebbe diventato troppo serio e quotidiano". Mille sfaccettature, mille nuove varietà di rapporti da vagliare, da scoprire. Oggi, con la rete, anche un "vaffanculo" può essere galeotto: "Un giorno ho ricevuto diverse volte una catena di S. Antonio", dice Giovanna, giovane pierre di Milano, "risentita ho risposto al mittente per le rime. Ma il destinatario, Claudio, non solo non era il colpevole ma era una vittima quanto me. Beh, da allora le e-mail che ogni giorno ci inviamo sono la nostra catena di S. Antonio...". La vicenda della pierre milanese getta luce su una delle seccature storiche della posta elettronica: le temutissime "catene", cioè (in gergo) gli spamming. Sono autentici tormentoni, invadono le caselle personali quasi senza possibilità di protezione a tal punto che l'americano Time aveva titolato un proprio servizio "C'è posta per te, che tu lo voglia o no". "Gli spamming sono la maledizione di chi usa la posta elettronica", ammette Marco Maccarini, il biondo veejay di Mtv, patito di Internet e nuove tecnologie. "Recentemente ne sono circolate alcune terribili", racconta Rocco Tanica, tastierista delle Storie tese, "ma la peggiore era quella che prometteva 240 dollari cadauno da parte della Microsoft a patto di far circolare il più possibile un certo messaggio". Chi partorisce gli spamming? Chi li fa partire? Mistero. In realtà sono un gioco, fastidioso, ma sempre un gioco. Come pure lo è la pratica del "travestitismo elettronico", che il nick name, lo pseudonimo necessario per entrare in chat, favorisce. "Non ho mai avuto difficoltà di rapporti interpersonali, ma quando sono in rete mi diverto a immaginare di essere qualcun altro", dice Mauro, 25enne ingegnere di Napoli. "E al ritorno dalle mie serate con gli amici eccomi nelle chat a conoscere gente sempre nuova in modi inediti e divertenti". "Ti inventi un nome, stili il profilo della persona che vuoi apparire e tutti ti conosceranno per quello che decidi di essere da quel momento", dice Anna, una giovane pubblicitaria di Milano. Una rarità ? No, anzi: basta leggersi (D) Chiamami Olga.Net di Filippo Bianchi per rendersi conto di quanto l'electronic disguise sia diffuso. "é un fenomeno curioso, ma che crea anche casini imbarazzanti", racconta Dj Ax, degli Articolo 31. "Una volta, per esempio, mi è capitato di entrare a conversare nella chat line del nostro sito ufficiale, ovviamente presentandomi come me stesso. Mi ci sono volute tre ore per convincere gli interlocutori che ero davvero io. Ho addirittura anticipato qualche pezzo del nostro nuovo album, allora ancora segreto, per togliere ogni dubbio, eppure non so se sono riuscito a convincerli tutti...". Ma non sono solo amore e divertimenti la molla che spinge ad accendere il monitor. L'uso dell'e-mail sta entrando in modo significativo anche nel mondo dello studio. Un solo esempio: tutti i docenti coinvolti da Campus Web (nel numero di settembre) nel progetto "tutor on-line" hanno visto crescere rapidamente il dialogo con studenti di tutta Italia. "I giovani che mi contattano via e-mail dopo quella proposta di Campus Web crescono di mese in mese", afferma Mario Giovinazzo, docente di architettura a Reggio Calabria; "la mia casella elettronica è letteralmente presa d'assalto", chiosa Raffaele Calogero, titolare di biologia molecolare a Torino, "specie dal Sud, dove maggiore è la richiesta di informazioni". Nel campo delle ricerche di lavoro l'e-mail è arrivata come un terremoto: "Ogni giorno riceviamo 150 nuovi curriculum per e-mail", informa Camillo Morganti di (E) Job Café, sito dedicato al mercato dell'occupazione. "Il recruitment on-line si sta imponendo come un nuovo meccanismo per mettere in contatto chi offre e chi cerca lavoro in modo più rapido ed efficace". E anche le occupazioni ad alto contenuto di ricerca e tecnologia non potranno più fare a meno in futuro di un mezzo come l'e-mail: rapido, efficace, e talvolta persino provvidenziale. "Con la posta elettronica posso tenere contatti costanti e approfonditi con gli istituti americani con i quali collaboro", spiega Paolo Barbier, medico del Centro cardiologico della Fondazione Monzino di Milano: "Se venisse a mancare Internet sarebbe una tragedia". Un esempio? Eccolo: la tragedia evitata recentemente all'Istituto europeo di oncologia di (F) Milano: "Stavamo operando un paziente e a un certo punto si è verificata una grave complicanza con l'anestesia", racconta Alberto Costa, chirurgo dell'Istituto, "disperati abbiamo lanciato un messaggio in Internet e pochi istanti dopo un gruppo di colleghi spagnoli ci ha risposto descrivendoci l'antidoto che avevano usato per un problema analogo, consentendoci di salvare il paziente". Quando si dice che uno :-) può anche salvarti la vita.