Short Generation

Anno: 2000

Frasi asciutte. Linguaggio ermetico. E un pizzico di tenerezza. Sui display dei telefonini è nato il nuovo gergo giovanile degli Sms. Una moda. E un business



L'episodio più clamoroso risale al 14 febbraio scorso, San Valentino, festa degli innamorati. Quel giorno è stata decretata l'agonia, se non la morte, dei tradizionali regalini kitsch, dei soliti mazzi di fiori, dei pensierini affidati a bigliettini stile Bacio Perugina, dei fiumi di romanticismo bisbigliato al telefono. Una sigla di tre lettere ha fatto piazza pulita di tutto questo, proiettando l'amore nel nuovo millennio.
La sigla è Sms, e sta per Short message service. Si tratta del servizio per inviare messaggini da cellulare a cellulare, che poi vengono letti sui display del telefonino. Un sistema che nel giorno dedicato a Cupido ha sedotto una valanga di italiani. Che si sono deliziati a scambiarsi tenerezze via cellulare per un totale di 40 milioni di messaggi. Una colossale rete di smancerie che sottintende, però, una realtà decisamente più seria.
Quella degli Sms, infatti, è al momento una giungla misteriosa. Tutto è in via di formazione: regole, linguaggi, opportunità. Una rivoluzione della comunicazione, quella in corso sugli schermi dei 16 milioni di telefonini Gsm italiani, fatta di nuovi stili espressivi. Ma anche di strade che portano a infilare miliardi e miliardi nel pozzo senza fondo della telefonia privata.
I dati sono impressionanti. Nel gennaio del '98, in Italia gli Sms inviati quotidianamente erano 500 mila. Un anno più tardi, 2 milioni. Oggi sono oltre 10 milioni. Un'ossessione collettiva. Che vede nel ruolo di protagonisti i giovani tra i 16 e i 24 anni. Per farsi un'idea, 82 studenti su 100 hanno un telefono cellulare. Gli squilli attraversano le aule, i professori diventano isterici, i presidi requisiscono gli apparecchi. Soprattutto i ragazzi paiono impegnati, più che a seguire le lezioni, a bombardarsi con messaggini Sms. La maggior parte dei quali, naturalmente, sono del tutto inutili, generati solamente dalla possibilità di spedirli, secondo le leggi del più entusiastico consumismo.

Squilla lo slang
Per farlo non ci vuole una grande tecnica. Basta sapere che i caratteri a disposizione per ciascun messaggio sono 160. Più complesso è prendere confidenza con lo slang sviluppatosi proprio per esigenze di sintesi. Un linguaggio basato su acrostici mutuati dal vocabolario delle chat line di Internet e popolato di emoticon (neologismo nato fondendo "emotion" e "icon", icona emotiva): simboletti che combinano lettere e segni. Poi ci sono le abbreviazioni, spesso molto ardite. I neofiti sappiano che "xk" vuol dire perchè e "xxx" sta per "tanti baci", "6" è la seconda persona del verbo 'essere". Mentre "xk 6:-(? xxx" va tradotto:"Perchè sei triste? Tanti baci". 29 battute che diventano 13: mica male.
«Siamo agli albori di una nuova forma di comunicazione», dice il sociologo Alberto Abruzzese. «Ben vengano gli short message, potranno solo arricchire la comunicazione», insiste il linguista Tullio De Mauro.
Di certo, se da un lato gli Sms hanno sedotto una sterminata platea, dall'altro hanno provocato controffensive tariffarie e una concorrenza di settore sempre più agguerrita. Ad esempio, hanno fatto la loro comparsa nei telefonini le librerie di simboli e disegnini già pronti per essere inviati in allegato ai messaggi: cuoricini, loghi, torte con le candeline, e via di questo passo. Tutto per sviluppare una comunicazione sempre più sorprendente. Ma le stoccate sono dietro l'angolo. Omnitel triplica il costo del Picture Messaging (appunto l'invio di disegni, 600 lire a colpo), attuabile per ora solo tra due cellulari dell'ultima generazione. Ed &e grave; solo un esempio.
Nell'arena degli Sms è tutta una corrida di tariffe che cambiano, di occasioni che appaiono e scompaiono repentinamente. Come l'operazione Tim "Amore ti scrivo", mirata ad arruolare nuovi utenti regalando 200 messaggi gratis agli acquirenti di una Card. O come i tanti siti Internet che per creare affezione permettono l'invio di messaggi gratuiti.


Dall'editoria alla politica
Il fenomeno è in tale espansione che anche i settori limitrofi lo osservano con attenzione. Il mondo dell'editoria, per esempio. Comix ha pubblicato "Ho scritto t'amo sul telefonino" di Franco Barbolini, e Mondadori ha risposto con due volumetti intitolati "Ti amo (t.v.t.b.)" e "Ti lascio (sii felice)". In tutti e tre i casi si tratta di antologie di messaggini preconfezionati, da copiare sul telefonino per fare bella figura col partner amoroso. Proprio come capitava nell'era pretecnologica, quando circolavano raccolte di lettere già pronte, da personalizzare.
Quello che invece nessuno ha ancora fatto è stato di elencare tutti i possibili utilizzi degli Sms. Che sono tanti, e sorprendenti. Basti pensare al caso di Francesco Storace, presidente della commissione di vigilanza Rai. L'estate scorsa, dopo l'approvazione del disegno di legge sulla par condicio, ha usato gli Sms per diffondere il seguente messaggio: "Spot proibiti? E noi usiamo il Gsm. D'Alema a casa", L'iniziativa è piaciuta, ed è destinata a ripetersi.
In molti danno per sicuro il futuro della messaggistica Sms in politica. E intanto ha un radioso presente nell'informazione. Omnitel offre notiziari Ansa personalizzabili a seconda dei propri settori d'interesse. Wind si collega al televideo Rai. Sul cellulare può arrivare di tutto: orari di treni e aerei, risultati sportivi, meteorologia, oroscopi. E lo short message diventa anche uno strumento di lavoro per gli italiani che agiscono sul mercato azionario. La Fineco della Banca Popolare di Brescia è la prima ditta di brokeraggio online in grado di fornire dati in tempo reale, e di accettare commissioni di acquisto e vendita con il semplice invio di uno short message. Ciliegina sulla torta, i messaggini saranno a carico del destinatario.
Resta una domanda: arrivano sicuramente a destinazione questi messaggini? Gli interessati giurano di sì, e spiegano che tra invio e arrivo del messaggio passano tra i 6 e i 10 secondi. L'esperienza insegna però che talvolta (soprattutto nei casi delle offerte telematiche di invio gratuito) l'intervallo s'allunga sensibilmente. Inoltre gli short message risultano sempre "consegnati" (e perciò sempre addebitati), anche quando bussano a indirizzi disattivati o irreperibili. Una questione di non semplice soluzione. «Anche per spedire una lettera a un indirizzo inesistente è necessario il francobollo», si difendono i gestori. «Assurdo», replicano secchi i consumatori. Una delle diatribe che rischiano di accompagnarci in questo tecnologico millennio.
Ha collaborato Marta Bertolini

Ditelo con un simbolo
IL SIGNIFICATO DEI PIÙ DIFFUSI EMOTICON

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;-(*) vomitare
#-) che nottata!



È la rivincita di Gutenberg
colloquio con Paolo Fabbri
(S.P.)

Paolo Fabbri insegna Semiotica al Dams di Bologna, ed è un illustre studioso dei linguaggi giovanili portati alla ribalta dagli short message.

Lei ne fa uso?

«No: utilizzo il cellulare, ma solo per parlare. Però ne ho parlato a lungo con mia figlia, degli Sms, e ho raccolto preziose informazioni».

Cosa le ha detto?

«Che i messaggini vanno suddivisi in tre categorie: stenogramma, memo e memoranda».

Ovvero?

«Lo stenogramma è la scrittura abbreviata, sul genere di quella sviluppata su Internet, ma ancora più essenziale. Tutti gli utenti ferrati, per esempio, sanno che "y" sta per "yes" e che "x te" vuol dire "per te"».

Memo e memoranda, invece, cosa sono?

«Il primo è un messaggio che dà un'asciutta informazione. Tipico memo è: "Ci vediamo alle 7". Il memoranda invece è una comunicazione personale, e in questo senso fortemente enfatico. È la poesia del messaggino, il mondo del punto esclamativo. Perché lo spazio è ridotto, le frasi necessariamente brevi, e si vira su uno stile poetico che ricorda gli haiku giapponesi».

Perché questo modo di comunicare piace tanto ai giovani?

«Attenzione. È un errore continuare a studiare da una parte i telefonini e dall'altra gli uomini, e pensare che possano stare separati. Dobbiamo studiare l'uomo con attaccato il suo telefonino. Per strada oggi vediamo spesso i telefonini che portano a passeggio i ragazzi. Giovani che perciò non possono più essere tenuti separati dalla tecnologia. Bisogna rapportarsi con il nuovo ibrido: una persona con una cosa appiccicata all'orecchio».

Quindi?

«Quindi va detto che il giovane uomo tecnologico ha ritrovato il gusto di scrivere. È una piccola vittoria di Gutenberg. Seppure con frasi smozzicate, prive di verbi e grammaticalmente discutibili, i ragazzi scrivono. Pensare che pochi anni fa eravamo tutti convinti che la tv avrebbe sepolto per sempre la comunicazione scritta».

È un fenomeno che durerà, questo dei messaggini?

«Sì, perché è il telefono che durerà, in connessione con Internet. E ci si continuerà a scrivere. Per sentirsi meno soli».

Published:  13-Apr-2005 14:40